Marzo/Aprile 2012
PRIMO PIANO FEDERALISMO FISCALE. Annus horribilis per i comuni. Parlano Rughetti, Fontana e Ferrari


Rotta da mantenere verso l’autonomia

L’emergenza giustifica una pausa ma non mette in forse la meta. E’ necessario non perdere il senso del percorso avviato nel 2009 con il coinvolgimento degli Enti

 

di Giuseppe Franco Ferrari, presidente IFEL Fondazione ANCI – Istituto per la Finanza e l’Economia locale

ANCI Rivista Marzo/Aprile 2012, p. 1, 21-22

 

Con l’affacciarsi prepotente dell’emergenza economico-finanziaria dell’estate 2011 e con il successivo insediamento del Governo Monti il processo di attuazione della riforma federalista sembra avere subito una battuta di arresto, o quanto meno sembra essere stato declassato nella scala delle priorità di intervento governativo a favore di altre misure ritenute più urgenti.

In verità, il decreto noto come Salva-Italia, d.l. 201/2011, conv. in l. 214/2011, contiene plurime modifiche, alcune anche di portata sostanziale, alla disciplina del federalismo fiscale, con riguardo sia alla legge delega 42/2009 che ad alcuni decreti legislativi già emanati.

Tra le innovazioni più rilevanti va certamente annoverata quella relativa all’imposta municipale propria (IMU), di cui è stata disposta l’anticipazione in via sperimentale dal 2012 (anziché dal 2014) e l’estensione all’abitazione principale e relative pertinenze (l’art. 8, comma 2, d.lgs. 23/2011, come è noto, fissava invece il presupposto dell’IMU nel possesso di immobili diversi dall’abitazione principale). Inoltre, è cambiata la base imponibile dell’imposta, costituita ora dal valore dell’immobile determinato secondo i criteri specificati nell’art. 13, d.l. 201/2011 e relativa legge di conversione. Il decreto ha quindi fissato le aliquote, sia ordinarie che ridotte, attribuendo ai Comuni la facoltà di ridurre ed in certi casi aumentare tali aliquote entro limiti prestabiliti, e disciplinato il riparto del gettito tra Stato e Comuni.

Le differenze del gettito stimato derivanti dalla nuova disciplina hanno determinato anche una variazione del fondo sperimentale di riequilibrio e del fondo perequativo di cui, rispettivamente, agli artt. 2 e 13, d.lgs. 23/2011, oltre che dei trasferimenti erariali alle Regioni Sicilia e Sardegna. Sul fondo di riequilibrio comunale intervengono anche altre disposizioni del decreto Salva-Italia, con una complessiva riduzione della disponibilità di tale fondo nella misura di oltre 3 milioni di Euro per il solo anno 2012. Al tempo stesso, è stato stabilito che al fondo predetto affluisca, per tutto il triennio di sperimentazione, il gettito della compartecipazione IVA previsto dall’art. 2, comma 4, d.lgs. 23/2011.

Altri settori di intervento sono: l’aumento dell’aliquota base dell’addizionale regionale all’IRPEF, dallo 0,9% all’1,23%, destinata al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ed una corrispondente riduzione della compartecipazione all’IVA delle Regioni a statuto ordinario; l’incremento del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale nelle Regioni a statuto ordinario; l’istituzione dal 2013 del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi a copertura dei costi del servizio rifiuti svolto in regime di privativa e dei servizi indivisibili dei comuni, con correlativa soppressione di TARSU e TIA;  l’obbligo per i comuni fino a 5.000 abitanti di affidare l’acquisizione di lavori, servizi e forniture ad un’unica centrale di committenza nell’ambito delle unioni di Comuni ove esistenti o tramite appositi accordi consortili tra Comuni; il netto ridimensionamento delle Province, con la riforma sia dei relativi organi che delle funzioni svolte, e con una cospicua riduzione del relativo fondo sperimentale di riequilibrio e del fondo perequativo.

Tutto ciò conferma che il tema del federalismo fiscale, anche per come è stato impostato dalla legge delega del 2009, incrocia in modo decisivo sia il tema della finanza pubblica che quello delle riforme istituzionali, e dunque non può non essere di estrema attualità anche nell’agenda del Governo tecnico. Tuttavia, la strada intrapresa sembra muoversi su linee diverse dallo spirito originario della riforma, soprattutto nella misura in cui questa prevedeva meccanismi concertativi senz’altro complessi, ma utili a coinvolgere Regioni ed enti locali escludendo interventi autoritativi sui profili della loro autonomia tributaria.

Non solo l’addizionale regionale IRPEF è stata incrementata senza consentire alle Regioni di partecipare ai meccanismi decisionali, ma anche il nuovo tributo comunale sui servizi e rifiuti non ha seguito il percorso procedurale che, secondo la l. 42/2009, avrebbe consentito la partecipazione della Conferenza unificata e della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.

Quanto ai cambiamenti del sistema impositivo locale, i relativi introiti finiranno in larga parte all’erario statale, che dovrà destinarli agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, pur restando imputabili formalmente alla responsabilità primaria delle autonomie territoriali che pure non hanno concorso alle relative decisioni.

L’emergenza della situazione in cui versa il Paese giustifica senz’altro una deroga ad alcuni principi. È necessario tuttavia non perdere il senso complessivo del percorso avviato nel 2009, fondato sul necessario coinvolgimento e sulla diretta responsabilizzazione degli enti territoriali nelle decisioni relative al reperimento ed all’impiego delle risorse finanziarie.